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I codici dei sigari
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Toscani made in USA
Pipa & Sigari
Riconoscere i sigari falsi
 
Il Sigaro anche per lei...

A contribuire al nuovo corso del sigaro sono anche le donne che, libere da pregiudizi, stanno portando nel mondo del fumo il loro inconfondibile tocco di stile.

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Gli "Oscar" del sigaro...

Nella categoria dei corona il primo posto spetta a Cuba con Montecristo N° 4 con 90 punti, seguito con un distacco di un solo punto da Nicaragua con C.A.O. serie anniversario 1968-1998.
Nella classe doppio corona è ancora il Nicaragua a dettare...

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La Pianta del Tabacco....

Esistono 2 tipi di pianta del tabacco: il corojo e il criollo.
La prima viene sempre coltivata in serra e produce delle foglie più pregiate esteticamente che si usano per la capa del sigaro, cioè la parte esterna, che deve essere liscia e vellutata.....

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Pipa e Sigari

Vi sembrerà strano ma il lavoro di costruzione di una pipa ed un sigaro hanno similitudini impensabili. Posso affermare di conoscerli abbastanza bene e vi garantisco che, in entrambi i casi, la manualità di chi materialmente crea il prodotto è determinante per la sua buona riuscita. I profani potrebbero pensare a macchine fantascientifiche in cui introdotta la radica come d'incanto appaiano magnifiche pipe fiammate e senza difetti e sarebbero molto stupiti nel sapere (e vedere) che la lavorazione, invece, è totalmente manuale e che le "macchine" usate dagli operai-artigiani potrebbero essere quelle di "Carlo Cudega"(per i non milanesi l'espressione si riferisce a cose di altri tempi od obsolete).
Durante la "costruzione" una pipa viene presa in mano più di 60 volte per essere trattata con carte vetrate e piccole mole quando è il momento di darle forma e con batuffoli di cotone nella fase di coloritura. Niente, quindi, computer grafica e robot spruzzavernice. Per i sigari fatti a mano (i cubani li definiscono "totalmente hecho a mano", cosa ben diversa da "hecho a mano" che per i prodotti Habanos significa che la mano è servita a far lavorare le macchine) il processo di fabbricazione ha le stesse caratteristiche di manualità, si fonda su un patrimonio di esperienza, richiede un feeling fra l'artigiano-lavoratore e la materia prima che diventerà prodotto. Senza tenere conto, poi, di quell'inevitabile e, perché no, benefica quota di imprevisto che c'è sempre quando si lavora con materiali naturali, e quindi vivi e disomogenei, e non con la plastica o altre elaborazioni sintetiche. Ogni pipa ed ogni sigaro sono unici, con il loro carattere, i loro pregi ed i loro difetti, per quanto sforzi si possano fare a per renderli omogenei e standardizzabili. Impresa difficilissima, dal momento che nascono dall'incontro di materie prime naturali e abilità manuali dell'uomo. Risultato: una costante e preziosa diversità.

A questo punto non vorrei spaventarvi con previsioni catastrofiche, ma queste capacità manuali tramandate da una generazione all'altra, questo modo di lavorare in sintonia con la materia prima e con il prodotto sono destinati a scomparire per diverse ragioni. Una sta in testa a tutte: i costi della manodopera, che è la voce decisiva nella definizione dei costi (e quindi del prezzo) di un sigaro. Attualmente un torcedor dominicano o cubano guadagna circa 10 volte meno (e sono ottimista) di un lavoratore europeo. Provate a immaginare gli effetti disastrosi che avrebbe un adeguamento salariale sul prezzo di un Opus X, di un Cohiba o di Savinelli Elr. Che cosa farebbero tutti coloro che già adesso trovano questi prodotti costosi? Meglio non pensarci...e continuare a gustarsi un buon sigaro "fatto a mano". Finché siamo in tempo e possiamo permettercelo.

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