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| Pipa
e Sigari Vi sembrerà strano ma il lavoro di costruzione
di una pipa ed un sigaro hanno similitudini impensabili. Posso affermare di conoscerli
abbastanza bene e vi garantisco che, in entrambi i casi, la manualità di chi materialmente
crea il prodotto è determinante per la sua buona riuscita. I profani potrebbero
pensare a macchine fantascientifiche in cui introdotta la radica come d'incanto
appaiano magnifiche pipe fiammate e senza difetti e sarebbero molto stupiti nel
sapere (e vedere) che la lavorazione, invece, è totalmente manuale e che le "macchine"
usate dagli operai-artigiani potrebbero essere quelle di "Carlo Cudega"(per i
non milanesi l'espressione si riferisce a cose di altri tempi od obsolete).
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Durante la "costruzione" una pipa viene presa in
mano più di 60 volte per essere trattata con carte vetrate e piccole mole quando
è il momento di darle forma e con batuffoli di cotone nella fase di coloritura.
Niente, quindi, computer grafica e robot spruzzavernice. Per i sigari fatti a
mano (i cubani li definiscono "totalmente hecho a mano", cosa ben diversa da "hecho
a mano" che per i prodotti Habanos significa che la mano è servita a far lavorare
le macchine) il processo di fabbricazione ha le stesse caratteristiche di manualità,
si fonda su un patrimonio di esperienza, richiede un feeling fra l'artigiano-lavoratore
e la materia prima che diventerà prodotto. Senza tenere conto, poi, di quell'inevitabile
e, perché no, benefica quota di imprevisto che c'è sempre quando si lavora con
materiali naturali, e quindi vivi e disomogenei, e non con la plastica o altre
elaborazioni sintetiche. Ogni pipa ed ogni sigaro sono unici, con il loro carattere,
i loro pregi ed i loro difetti, per quanto sforzi si possano fare a per renderli
omogenei e standardizzabili. Impresa difficilissima, dal momento che nascono dall'incontro
di materie prime naturali e abilità manuali dell'uomo. Risultato: una costante
e preziosa diversità.
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A questo punto non vorrei spaventarvi con previsioni
catastrofiche, ma queste capacità manuali tramandate da una generazione all'altra,
questo modo di lavorare in sintonia con la materia prima e con il prodotto sono
destinati a scomparire per diverse ragioni. Una sta in testa a tutte: i costi
della manodopera, che è la voce decisiva nella definizione dei costi (e quindi
del prezzo) di un sigaro. Attualmente un torcedor dominicano o cubano guadagna
circa 10 volte meno (e sono ottimista) di un lavoratore europeo. Provate a immaginare
gli effetti disastrosi che avrebbe un adeguamento salariale sul prezzo di un Opus
X, di un Cohiba o di Savinelli Elr. Che cosa farebbero tutti coloro che già adesso
trovano questi prodotti costosi? Meglio non pensarci...e continuare a gustarsi
un buon sigaro "fatto a mano". Finché siamo in tempo e possiamo permettercelo.
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